TUTELA DEI MINORI E PUBBLICAZIONE FOTO SU SOCIAL NETWORK.

 Il Tribunale di Mantova nella sentenza del 19/09/2017 si occupa della questione inerente la pubblicazione sui social network delle fotografie dei figli minori da parte dei genitori e precisa che “l’inserimento di foto di minori sui social network costituisce comportamento potenzialmente pregiudizievole per essi in quanto ciò determina la diffusione delle immagini fra un numero indeterminato di persone, conosciute e non, le quali possono essere malintenzionate e avvicinarsi ai bambini dopo averli visti più volte in foto on-line, non potendo inoltre andare sottaciuto l’ulteriore pericolo costituito dalla condotta di soggetti che taggano le foto on-line dei minori e, con procedimenti di fotomontaggio, ne traggono materiale pedopornografico da far circolare fra gli interessati, come ripetutamente evidenziato dagli organi di polizia individuandone le condizioni e i limiti”mobile-phone-1917737_640

Assegno di mantenimento.

Il Tribunale civile di Alessandria, nella sentenza n. 812 del 14-08-2017, ha applicato il principio stabilita dalla Suprema Corte nella recente sentenza 11504/2017, in cui si stabilisce che “ai fini della concessione dell’assegno di mantenimento, l’unico criterio cui occorre fare riferimento è l’autosufficienza economica del coniuge”, ritenendo che “in tema di divorzio, deve essere escluso il riconoscimento dell’assegno alla ex moglie che ha il conto cointestato con il convivente anche se non lavora. Per soddisfare le sue esigenze di vita, infatti, la donna può e deve fare affidamento sui redditi messi a disposizione dal nuovo compagno”.9939816213_e775126536_m

Padre condannato al risarcimento del danno non patrimoniale a favore del figlio abbandonato.

Il Tribunale di Roma in  una recente sentenza (sentenza del 19/05/2017) ha ritenuto che il comportamento del padre convenuto in giudizio avesse leso gravemente “i diritti fondamentali della figlia, non contribuendo alla sua cura, istruzione, mantenimento pur essendo a conoscenza del possibile legame di filiazione” .

Il Giudice adito, infatti, ha affermato che, nel caso di specie, fosse ravvisabile ” incontestabilmente la piena violazione degli obblighi genitoriali primari in quanto connessi alla cura all’educazione, all’istruzione, al mantenimento da ritenersi fondamentali per il corretto sviluppo di una psiche in formazione quale quella di un minore”.

Maltrattamenti in famiglia, abbandono del tetto coniugale e addebito separazione.

La Corte di Cassazione ha ritenuto il comportamento violento del marito idoneo a determinare una crisi coniugale irreversibile e insanabile che legittima la moglie ad abbandonare il tetto coniugale e comporta l’addebito della separazione a carico dello stesso marito. (Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 5 maggio – 11 settembre 2017, n. 21086) allegato_27463_1

Come far valere il diritto all’assegno di mantenimento.

 

La legge vigente predispone diversi strumenti che possono essere utilizzati da chi ha diritto (ovvero coniuge e figli) a ottenere il pagamento di un assegno di mantenimento disposto dal Giudice in sede di separazione o divorzio.

Occorre precisare che il primo atto da porre in essere, preliminare all’esperimento delle altre azioni giudiziarie previste legislativamente, consiste nell’invio di una lettera di diffida, ossia di una lettera con si intima il pagamento delle somme dovute a titolo di mantenimento. Nella lettera si può mettere in mora l’obbligato, ovvero assegnargli un termine entro cui dovrà provvedere al versamento delle somme dovute con l’avvertimento che, in caso contrario, si procederà nei suoi confronti nelle opportune sedi giudiziarie.

Ciò premesso, esaminiamo ora singolarmente e sinteticamente gli strumenti a disposizione del coniuge o dei figli cui spetta l’assegno di mantenimento:

  • Procedura esecutiva: nei casi di separazione e divorzio, le condanne al pagamento di somme relative agli obblighi di mantenimento, ancorché stabilite in via provvisoria, sono caratterizzate dall’immediata esecutorietà e dunque costituiscono titoli esecutivi. Si potrà procedere tramite precetto e eventuale successivo pignoramento(mobiliare, immobiliare, presso terzi).
  • Sequestro conservativo: il creditore può proporre, ex art. 671 c.p.c., ricorso per ottenere il sequestro conservativo dei beni del coniuge debitore.
  • Istanza di iscrizione di ipoteca  presentata al giudice dal coniuge debitore;
  • Ordine di pagamento diretto: in caso di inadempienza, gli aventi diritto al mantenimento ex art. 156, 6° comma, c.c., possono fare istanza al giudice affinché egli ordini a terzi tenuti a corrispondere periodicamente somme di denaro all’obbligato (come, ad esempio, il datore di lavoro o l’Inps) che una parte di queste venga distratta agli aventi diritto;
  • Ricorso al Giudice tutelare competente affinché disponga il ritiro del passaporto del coniuge debitore.

 

L’affidamento dei figli minorenni e il diritto alla bigenitorialità.

La separazione dei coniugi può generare una notevole conflittualità e dunque contrasti tra i coniugi in molti casi difficilmente componibili.

La legge 8 febbraio 2006, n. 54 ha stabilito che, in caso di separazione dei coniugi, la regola è costituita dall’affidamento condiviso.

L’istituto dell’affidamento condiviso prevede che il minore sia affidato ad entrambi i coniugi, in modo tale che essi esercitino congiuntamente la potestà genitoriale, condividendo e partecipando di comune accordo alle scelte educative.

Nel caso in cui vi siano dei figli minorenni è fondamentale non strumentalizzarli e non pregiudicare in alcun modo il loro diritto, sancito dall’art. 155 c.c. (come modificato dalla legge citata) a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, condizione necessaria per il loro corretto sviluppo psico-fisico.

La tutela di tale diritto, impone al Giudice della separazione di valutare prioritariamente l’opportunità di disporre l’affidamento condiviso dei figli minori e soltanto in via sussidiaria e residuale l’affidamento esclusivo ad uno solo dei coniugi.

La Cassazione, in diverse sentenze, ha sancito che il diritto alla bigenitorilità diviene un principio cardine che deve guidare il Giudice nel prendere qualsiasi decisione concernente l’affidamento della prole (cfr. Cassazione 08/04/2016, n. 6919).

La Suprema Corte ha affermato che le pronunce sull’affidamento della prole devono perseguire l’obiettivo di preservare il diritto alla bigenitorialità, inteso come esigenza primaria e fondamentale del minore di ricevere affetto, cura, attenzione, educazione e istruzione da entrambi i genitori.

La Giurisprudenza di legittimità e di merito hanno configurato un vero e proprio diritto soggettivo dei figli a mantenere un rapporto soprattutto affettivo con entrambi

i genitori, malgrado la crisi e/o la disgregazione della famiglia di origine, ponendo l’accento sulla circostanza che non esiste un collegamento automatico e necessario tra la violazione da parte di uno dei coniugi dei doveri matrimoniali e un’eventuale inidoneità educativa.

L’incapacità di uno o di entrambi i coniugi a instaurare e a mantenere una comunione di vita spirituale, causa della intollerabilità della convivenza, non comporta necessariamente l’incapacità genitoriale.

In altre parole, come ha affermato la Suprema Corte, “la regola dell’affidamento condiviso dei figli ad entrambi i genitori, prevista dall’art. 155 c.c., con riferimento alla separazione personale dei coniugi, è derogabile solo ove la sua applicazione risulti pregiudizievole per l’interesse del minore” (cfr. Cass. Civ., sez. I, sent. 17/01/2017, n. 977).

La Corte di Cassazione ha ripetuto e confermato l’importanza del diritto alla bigenitorilità ed ha enunciato il principio secondo cui “la bigenitorialità, quale diritto del minore, connessa con l’affidamento condiviso, deve essere tutelata mediante il collocamento prevalente del figlio presso il genitore che è in grado di garantire il rispetto della figura dell’altro genitore” (cfr. Cass. Civ., sez. I, sent. 19/02/2016, n. 3331).

Alla luce di quanto detto, dunque, si può ritenere che l’affidamento condiviso è il regime normale di affidamento dei figli minori ma, occorre tenere a mente che vi sono delle ipotesi specifiche, che giustificano l’applicazione di un regime di affidamento diverso; ad esempio il rifiuto netto del minore alla frequentazione dell’altro genitore, rifiuto palesato in modo chiaro, preciso, sereno e spontaneo e che risulti opportuno assecondare anche in virtù dell’età del minore.

In tal caso, il Giudice adito avrà il compito di accertare se la volontà del minore corrisponde, effettivamente, al suo interesse e verificare se il rifiuto del minore non sia invece frutto di un condizionamento del minore da parte di un genitore o ancora peggio un segnale della così detta sindrome di alienazione genitoriale vale a dire di una situazione di alienazione costante di un genitore la cui figura è continuamente svilita, demonizzata e svalorizzata dal genitore alienante e che produce in capo al minore una serie di disagi e segnali tra cui il netto rifiuto a intrattenere rapporti con il genitore alienato.

Si tratta di casi, nei quali l’affidamento condiviso, a causa delle circostanze del caso concreto, determinerebbe un serio pericolo, un pregiudizio certo alla sana ed equilibrata crescita del minore.

Il Giudice potrà avvalersi di un C.T.U. che avrà il compito di valutare e appurare un eventuale stato di disagio del minore e/o la capacità genitoriale di uno ovvero di entrambi i coniugi.

L’affidamento condiviso dunque è un istituto importante e fondamentale per la crescita del minore ma presuppone un’elevata maturità dei coniugi.

Occorre che essi siano consapevole dell’importanza di tutelare e proteggere l’interesse della prole, a prescindere dai loro interessi egoistici e dalla loro eventuale voglia di rivalsa.

Il Giudice ha il compito di garantire che ciò accade e tal fine può appunto derogare alla regola dell’affidamento condiviso, in ragione del preminente interesse del minore.

 

 

Diritto di famiglia

La Cassazione nella Sentenza n. 789 del 13.01.2017 ha affermato che, affinché l’ex coniuge casalinga abbia diritto all’assegno di mantenimento, è necessario non soltanto che la medesima non svolga un’attività lavorativa, ma anche che non possegga le competenze e la formazione idonee a consentirle di trovare un lavoro.

http://www.laleggepertutti.it/146524_addio-mantenimento-alla-ex-moglie-che-puo-lavorare